RECE – Il giardino delle parole

Nel disparato e disomogeneo panorama delle produzioni nate dalla penna di Makoto Shinkai, Il giardino delle parole è forse la sua pellicola più difficile da giudicare. Primo per la sua durata che, a conti fatti, lo rende più che un film un mediometraggio. Secondo per la trama, che sfiora (in maniera neanche troppo velata) temi decisamente spinosi che non possono essere semplicemente elencati in maniera superficiale.

La storia ci racconta di Takao, uno studente quindicenne di Tokyo che sogna di diventare un calzolaio. Abitualmente, nei giorni di pioggia, salta la scuola per recarsi al parco di Shinjuku e, al riparo di un gazebo, passa il tempo cimentandosi nel disegnare modelli di scarpe. Un giorno, quando giunge al suo angolo di pace (rigorosamente durante un temporale), incontra una giovane donna. Lei, nel salutarlo, cita i versi di un tanka (un componimento poetico tipico della cultura giapponese). I due iniziano da quel giorno a vedersi sempre più spesso, pur in maniera del tutto spontanea, ma sempre e solo nei giorni di pioggia. Ad ogni incontro si aprono sempre più l’uno verso l’altra, arrivando a confidarsi a vicenda sogni e speranze per il futuro, ma mentendo sempre riservatezza sui loro nomi o su altri aspetti privati della loro vita. Con la fine della stagione delle piogge e l’inizio dell’estate i due smettono immediatamente di vedersi.

Se la storia fosse terminata in questo punto, lasciando in sospeso il futuro dei due e senza andare ad approfondire gli intrecci delle loro vite, sarebbe stato forse tutto più semplice da giudicare. Ma non è così, e la storia prosegue. Andando a complicarsi notevolmente.

Mentre Takao è a scuola vede passare nei corridoi proprio la donna misteriosa e ne scopre l’identità. Si tratta di Yukari Yukino, un’insegnante del suo liceo che però è costretta a rassegnare le dimissioni a causa di una situazione incresciosa: pare infatti che della professoressa si sia innamorato il fidanzato di una compagna di Takao, e la scuola per evitare lo scandalo ha chiesto alla signora Yukari di lasciare il posto.

Il problema per Takao è che lui stesso, col passare dei giorni, si è scoperto innamorato della donna e di provare per lei una forte attrazione, arrivando addirittura a fare a botte per lei e a confidarle il suo amore. In un primo momento Yukari sembra voler prendere le distanze dal ragazzo, rivelandogli di voler tornare nel suo paese d’origine per lasciarsi quella situazione alle spalle. Tuttavia, dopo che Takao, offeso per quelle parole, lascia in lacrime l’appartamento della professoressa, quest’ultima lo insegue e, abbracciandolo, gli rivela di essersi lei stessa legata sentimentalmente a lui e di non riuscire più a reprimere quel sentimento.

oookkeeeeiiii…. da cosa partiamo?!

Ribadisco quanto detto poc’anzi. Se la storia si fosse interrotta coi due che smettevano di vedersi col finire della stagione delle piogge, secondo me, avrebbe avuto più senso e avrebbe evitato di far piombare il film nello spinoso terreno della pedofilia, perché di questo si sta parlando. Ad un certo punto del film ci viene proprio detta l’età precisa dei due personaggi, quasi a voler rimarcare la loro differenza d’età, che non può e non deve in alcun modo essere attenuata. Il tipo di rapporto che si instaura tra i due è profondamente sbagliato. Aggiungiamoci che la professoressa Yukari fin dal primo momento sa che Takao è uno studente perché il suo sguardo si sofferma sul distintivo della scuola che lui ha ricamato sul maglione. Lei sa, eppure non prova minimante a mantenere le distanze, anzi, nonostante sappia che Takao è ancora uno studente decide di instaurare un rapporto con lui. Non ci sarebbe nulla di male in questo se si fosse fermata a spronarlo e motivarlo nel suo sogno di diventare un artigiano, ricoprendo un ruolo di guida, un saggio adulto che indirizza verso i giusti obiettivi un giovane adolescente.

Ad onor del vero non sentiamo mai pronunciare dalla bocca di Yukari la stessa dichiarazione d’amore di Takao. Quello che Yukari afferma, nel finale emotivamente sofferto del film, è che lei si sia sentita salvata da lui, che abbia passato un periodo difficile e che i momenti trascorsi insieme al parco erano i soli che lei aspettava nelle sue tristi giornate. Ciò che lei trasmette a Takao alla fine del film non è quello che potremo pensare, e in questo c’è un’ambiguità in certo senso. Ambiguità però di cui non sentivamo nessuna necessità sinceramente, perché si poteva benissimo evitare di far passare il messaggio (davvero sbagliato!) che i due si amino ma che, poverini, il mondo è contro di loro perché lui è uno studente e lei la sua insegnante. Dai su.

La trama nella sua brevità riesce a trovare il tempo di complicarsi proprio sul finale e, tra l’altro, è proprio sul finale che il ritmo accelera improvvisamente e quasi senza motivo. Per tutta la prima parte la storia prosegue lentamente, scandita da sequenze placide come le gocce che scivolano sui vetri delle case in una giornata di pioggia. Sul finale, invece, una serie di rivelazioni abbastanza ingombranti vengono lanciate allo spettatore che non ha il tempo necessario per metabolizzarle nel giusto modo. Metà del tempo concesso al film viene impiegato nel mostrarci una routine fatta di giornate di pioggia e di momenti tra i due protagonisti al parco in modo che lo spettatore si abitui a sua volta alla piacevolezza di quegli incontri fugaci e illeciti. Però nel cambio di ritmo del film si rischia di essere disorientati e questa frenesia finale arriva proprio con la scoperta dello scandalo che ha coinvolto la professoressa. Si perde così il senso di investire metà film a ripetere le stesse dinamiche nel parco se poi si sbilancia la trama con una conclusione frettolosa. Forse aveva più senso spiegarci le dinamiche della signorina Yukari prima, o meglio ancora, concederci più tempo nel finale per capire quale fosse la chiave di lettura da adottare in questo film.

Shinkai torna dunque a raccontarci le dinamiche di una storia d’amore (se di amore, in questo film, possiamo parlare) che non può essere vissuta appieno. Rispetto al precedente 5 cm al secondo, però, la trama subisce un’evoluzione ulteriore: ne Il giardino delle parole non sappiamo come le vicende si concluderanno, non sappiamo quale sarà l’esito delle dinamiche tra i due. In realtà sappiamo veramente poco in generale, e in questo va riconosciuto a Shinkai di essere stato molto abile a tracciare i profili di personaggi interessanti che catturano il nostro interesse in un lasso temporale molto ristretto, mostrandoci uno spaccato decisamente limitato delle loro vite.

Oltre ai classici temi affrontati da Shinkai, la lotta dei due amanti nel vivere la loro storia ad esempio, qui è presente un elemento che sempre più prepotentemente comparirà nelle sue opere. Nel recensire 5 cm al secondo avevo già illustrato come nei film di Makoto Shinkai venga mostrato come l’ambiente e il meteo influiscano nelle vicissitudini dei protagonisti. Ne Il giardino delle parole la pioggia è una vera e propria comprimaria, la concausa dell’avvicinamento di Takao e Yukari. Quando splende il sole i due sono infelici, perché non hanno la scusa per vedersi al parco, quando piove sanno che avranno il loro momento insieme. Anche la cifra stilistica adottata in questo è perfettamente in linea con i suoi precedenti lavori, più simile a film come 5 cm al secondo rispetto a In viaggio verso Agartha. Tokyo torna ad essere teatro delle sue storie e viene rappresentata in maniera sorprendentemente fedele.

Sebbene il film rischia di cadere facilmente nel feticismo, vista la quantità di scene che hanno al centro i piedi (per esempio, il piede è la prima parte del corpo che conosciamo di Yukari) e allo stesso tempo potrebbe risultare avventato nel mostrare un rapporto extra-scolastico di questo tipo tra uno studente e la sua insegnante, la storia ha comunque una sua coerenza e una credibilità tipica delle sceneggiature di Shinkai. Con tutta probabilità una maggior durata avrebbe giovato allo scioglimento dei problemi tra i due personaggi, ma tant’è. Se non altro, tolta la componente ambigua e deplorevole della storia d’amore tra un adulto e un adolescente, il film sa esporsi in maniera concisa e credibile, divenendo l’ennesima prova superata del regista Makoto Shinkai.

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